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SIMONE BERNO
nasce a Padova nel 1975

 

"Appartengo a un mondo presente, futuro e passato,
nel quale cerco un significato al
la vita.
Provo nostalgia per ciò che non ho conosciuto,
per i ricordi che mi legano a un passato non mio,
per l’impossibilità del ritorno."

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ANNI NOVANTA

Negli anni Novanta, durante il periodo di formazione, sviluppa un interesse profondo per il disegno.

Inizia a costruire un linguaggio grafico personale, sospeso tra suggestioni surrealiste e strutture cubiste.

Il disegno diventa presto una presenza costante nel suo lavoro, un alter ego della produzione materica e uno strumento di pensiero poetico, ancora prima che di rappresentazione grafica.

Questa produzione viene spesso utilizzata in performance e interventi di street art.

Ancora oggi l’artista continua a operare in questo ambito.

Nei primi anni Duemila avvia un percorso di ricerca sull’uso e sull’assemblaggio di materiali nobili come acciaio, rame e ottone. Le prime opere materiche risalgono a questo periodo. Fin dall’inizio, il processo di lavorazione è interamente manuale.

Berno utilizza lamiere segnate dal tempo, naturalmente ossidate, intervenendo con tagli, pieghe, fori e squarci che generano forme nate direttamente dalla materia.
Il materiale ritrovato viene adattato e trasformato, piegato a una necessità espressiva che non impone una forma, ma la lascia emergere.

La maggior parte dei materiali proviene da luoghi abbandonati come case pericolanti, fabbriche dismesse e spazi urbani dimenticati. Alcuni recuperi avvengono in modo casuale, altri sono cercati e pianificati.
Ogni superficie porta con sé una storia preesistente che entra a far parte dell’opera, diventandone un ulteriore livello di senso.

Nel tempo, le ossidazioni diventano una cifra stilistica riconoscibile del suo lavoro.
Superfici da osservare e da toccare, capaci di evocare una nostalgia che non appartiene necessariamente all’esperienza diretta.

Le opere suggeriscono memorie non vissute, un legame con un passato estraneo ma familiare, una malinconia legata all’impossibilità del ritorno.

Il tempo non è solo tema, ma parte attiva del processo creativo, stratificato nella materia stessa.

Nel corso degli anni sviluppa una serie di opere materiche in bassorilievo e altorilievo.
Si tratta di assemblaggi di materiali ossidati che restituiscono superfici riconnesse a una visione precisa.


Le opere, simili per forma e dimensione, affrontano virtù e fragilità umane, collocate in una linea temporale sospesa. Le lavorazioni comprendono processi fisici complessi, dalla lucidatura alla carbonizzazione dello zolfo.


Le colorazioni delle superfici non vengono forzate, ma integrano le ossidazioni preesistenti.

Il significato dell’opera è spesso celato nel titolo poetico che ne amplia la narrazione.
L’armonia cromatica e la logica dell’assemblaggio restituiscono una delicatezza visibile, maturata attraverso la fatica fisica della costruzione e che resta percepibile nella materia che compone l'opera.

THE POETIC HOTEL

"Se nell’estate del 2019, quando per la prima volta ho varcato la soglia dell’Albergo da Marco, mi avessero detto che mi sarei trovato a scrivere la prefazione del libro che racconta questa storia, avrei sorriso, dando probabilmente del pazzo al mio interlocutore."

"In quel periodo ero alla ricerca di uno studio dove poter lavorare alle mie sculture e che fungesse anche da piccolo spazio espositivo.

Fu per una fortuita coincidenza che venni a conoscenza di uno spazio affittabile in un hotel padovano chiuso dal 1997."

"Mi affascinò subito l’idea di poter portare le mie opere, per loro natura così legate al passato e al concetto di Tempo, in un luogo dismesso; e di poter essere proprio io a riaprire l’albergo dopo ventidue anni.

In pochi giorni trovai l’accordo con il proprietario dello stabile e programmai il trasferimento delle opere per le settimane seguenti."

"Certo, c’era qualche lavoro di restauro da fare, ma la vetrina fronte strada si prestava perfettamente al mio scopo e c’era addirittura una stanza sul retro, probabilmente la vecchia cucina della locanda, che sembrava perfetta come laboratorio. Non sapevo ancora, in quell’afosa estate padovana, quanto i miei piani sarebbero stati stravolti dall’hotel stesso."

Tutto ebbe inizio con un telo bianco a coprire la vetrina durante i giorni di restauro.

 

"Lavoravo da solo, nel caldo di luglio e, un po’ per gioco, avevo lasciato un piccolo buco attraverso il quale sbirciare all’interno.

Nel sistemare e ripulire gli ambienti trovai, stipati nelle varie stanze del piano terra, tanti vecchi pezzi d’arredamento, quadri, soprammobili, il registro delle presenze, le lampade."

"Per gli abitanti del quartiere, abituati a vedere l’hotel chiuso e deserto da più di un ventennio, la curiosità e lo stupore nel rivedere l’interno con il vecchio bancone, il casellario e le poltrone tornate al loro posto, generarono un passaparola che amplificò in me quell’idea che si stava via via delineando: trasformare quel luogo abbandonato in un luogo per l’Arte, fuori dai canoni conosciuti.

Seguirono un articolo su un quotidiano, i primi messaggi con le richieste di informazioni e le proposte di collaborazione da parte di numerosi artisti."

"Così, in poco tempo, riportato il vecchio mobilio al suo posto, quella vetrina tornò ad assomigliare alla hall del piccolo albergo di prima periferia, conosciuto in città sin dagli anni ’50.

Succedeva in quei giorni una cosa singolare: ogni mattina, prima di mettermi all’opera, contavo le impronte rotonde lasciate sul vetro dalla punta del naso dei molti passanti che si avvicinavano alla vetrina."

Per sei mesi l’hotel divenne un luogo di incontro e di fermento creativo

FUCINA DI IDEE E CREATIVITA' CHE DIEDERO VITA AL POETIC HOTEL

Il progetto:

​Al Poetic Hotel, le stanze, lasciate come sono state trovate, nel loro stato di decadenza e di abbandono, sono diventate il palcoscenico ideale per un’intensa attività artistica che si è concretizzata in installazioni, pitture, sculture, foto, poesie, performance e altre forme di espressione artistica e poetica.​​​

I venticinque artisti, “ospiti” dell’hotel, hanno interagito partendo dalle suggestioni del luogo e rielaborando ciascuno una propria visione dell’hotel, nel suo abbandono e nella sospensione del tempo tra l’allora e l’attuale, e hanno rianimato di nuova vita la tessitura di storia e di tempo sospeso che si sono trovati tra le mani.

Una volta ridefiniti gli spazi interni e le stanze, e ultimate le installazioni e le performance, il 13 dicembre 2019 è avvenuto il Check-Out, un evento in cui si è celebrato il distacco definitivo degli autori dalle loro opere.

Le stanze dei piani superiori dell’Hotel

sono da allora inaccessibili.

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Le installazioni, abbandonate al loro interno e consegnate all’inesorabile usura del tempo, non potranno più essere visitate dal vivo, ma solo sbirciate attraverso i supporti digitali e la forza, potente, dell’immaginazione, poiché il Poetic Hotel è un luogo volutamente chiuso al pubblico per la natura stessa del progetto e per lo statuto che tutti gli artisti hanno sottoscritto.

Quando lo stabile verrà abbattuto, assieme ad esso sarà distrutta l’intera collezione delle opere. Solo allora, chi lo vorrà, sarà invitato a recuperarne i resti, tra le macerie.

Il Poetic Hotel rappresenta un punto di congiunzione tra tutte le forme espressive dell'artista e unisce virtualmente le ossidazioni generate dal tempo delle sue opere materiche e la cifra stilistica delle sue performance, integrando al suo interno opere e grafiche dal carattere surreale e onirico realizzate direttamente nelle stanze.

Il progetto Poetic Hotel ha ricevuto attenzione da parte di diverse testate nazionali e internazionali, con articoli su quotidiani, riviste specializzate e contributi televisivi.

 

Oggi l'Hotel è anche la sede dello studio dell’artista, rimasto accessibile solo al piano terra, nel retro della struttura.

Una pubblicazione contenente un romanzo ambientato all’interno dell’hotel, sul finire degli anni Novanta, è attualmente in fase di stampa.

MURALES

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Nel corso degli anni Berno realizza anche interventi di street art e murales.

Pochi ma riconoscibili, sono presenti soprattutto a Padova, sua città natale.
Questa attività conosce nuovi sviluppi progettuali nel 2025.

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S/HE GENERATION IS

MOTHER EARTH AND FATHER 

 

S/He Generation è un progetto grafico e comunicativo che nasce da un segno essenziale: un seno e una foglia.


Due elementi primari, immediatamente riconoscibili, che funzionano come archetipi più che come immagini narrative.

Il seno rappresenta la madre come origine della vita, luogo del nutrimento e della trasmissione.
La foglia rappresenta la Madre Natura, fonte, respiro e sostegno di ogni essere vivente.

S/HE GENERATION

Il corpo come luogo di relazione.

Il seno come funzione vitale, non come identità.

Insieme, seno e foglia costruiscono un linguaggio visivo minimo che parla della vita come relazione.

In questo progetto il seno non è femminile né maschile.

È un simbolo primordiale di nutrimento, svincolato da qualsiasi lettura sessuale o identitaria.

È la vita stessa che genera, accoglie e si trasmette attraverso ogni forma ed esistenza.

Quando il progetto afferma S/He Generation is Mother Earth and Father, introduce una figura simbolica che supera la divisione di genere. S/he non è solo donna, madre o figlia. È anche padre, figlio, voce che attraversa e unisce le generazioni.

S/He non definisce un’identità, ma un principio: continuità, responsabilità, cura.

Ciclo, trasformazione, passaggio tra generazioni.​

Il gesto minimo del contatto implica responsabilità.

La protezione è un altro tema centrale del progetto.

Non come difesa o chiusura, ma come spazio di cura che permette alla vita di esistere e trasformarsi.

Proteggere significa creare le condizioni perché qualcosa possa crescere.

La vita come atto di fiducia nel vuoto, nel vivere la caduta come inizio della rinascita. 

 

Il tempo non è lineare, ma ciclico. La caduta non è perdita, ma passaggio.

La trasmissione avviene attraverso piccoli gesti, ripetuti, spesso invisibili.

Ogni gesto lascia una traccia.

Ogni goccia è memoria.

L’interazione del pubblico è parte integrante del lavoro.

S/He Generation lancia un segno, ma il significato resta aperto, affidato all’esperienza, alla sensibilità e alla storia di chi guarda.

Tema e discussione emergono nel confronto, non nell’affermazione.

S/He Generation nasce come spazio di riflessione condivisa su empatia, differenza e relazione.

Non parla di identità da difendere, ma di legami da riconoscere.

È un progetto che si muove tra grafica, arte visiva e comunicazione simbolica.

ARTE DA RUBARE

Le opere grafiche di piccolo formato vengono utilizzate anche in azioni di urban art definite di “abbandono”. Berno è stato tra i membri più attivi del collettivo romano Arte da Rubare, progetto di condivisione artistica nello spazio urbano, raccontato anche da Rai Costume e Società.

Le opere, stampe autenticate e numerate, vengono lasciate presso monumenti o luoghi simbolici delle città attraversate dall’artista.

Attraverso i propri canali, Berno racconta la storia del luogo in cui l’opera viene lasciata.
Chi la ritrova può portarla con sé e risalire, attraverso il lavoro, alla memoria del sito.
Nel tempo, queste opere sono state “abbandonate” in tutti i continenti e oggi si trovano nelle case di persone che le hanno incontrate casualmente in Europa, Canada, Stati Uniti, Africa e Australia.

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PERFORMANCE  IKEA 

Emblematica della sua ricerca, questa azione è capace di riassumere la cifra stilistica dell'artista.

 

Dopo aver acquistato regolarmente alcune cornici, sostituisce i fogli descrittivi con stampe originali autenticate, fissando sul retro lo scontrino come prova dell’acquisto.

 

Le confezioni vengono richiuse con cura, senza segni evidenti di manomissione, e ricollocate sugli scaffali.

I clienti che prelevano le cornici, trovandole già pagate,

tentano di uscire dal negozio, provocando il blocco delle casse e l’intervento del personale.

 

Le opere vengono trattenute, nonostante l’acquisto regolare.

 

L’azione genera un cortocircuito nel sistema, spostando la responsabilità della sottrazione sul punto vendita stesso. Le opere non vengono più recuperate. Una performance silenziosa e finemente provocatoria.

METABOX

Berno è dal 2019 membro attivo del progetto Metabox Sensibilità aumentata

METABOX è un’installazione dinamica online di arte contemporanea.
 

Un flusso emozionale guidato dal sentire degli autori che, attraverso le loro arti e le loro peculiarità, raccontano come si trasforma e si evolve la sensibilità nell’era della connessione. Sensibilità aumentata, appunto.

Nel 2023 e nel 2025 Berno è stato selezionato come artista di CHEAP festival e le sue opere sono state affisse nel circuito di manifesti pubblicati nella città di Bologna.

 

CHEAP è un progetto dì di public art fondato da 6 donne a Bologna nel 2013.

È un progetto, che interviene prevalentemente sul paesaggio urbano, si occupa di linguaggi contemporanei, è impegnata nella ricerca di un equilibrio tra pratica curatoriale e attivismo.

CHEAP FESTIVAL

Berno porta avanti una produzione grafica costante. I disegni, collocabili tra cubismo e surrealismo, testimoniano una poliedricità coerente nelle diverse direzioni creative. Nonostante l’uso di media differenti, il segno rimane sempre riconducibile alla stessa mano. 

Le litografie sono realizzate in esemplari unici o in tirature estremamente limitate, in contrasto con la natura seriale della tecnica, riaffermando il concetto di unicità dell’opera.

 

LITOGRAFIE 

ALTER EGO VIOLA BIANCO

Viola Bianco è il nome con cui Berno firma le opere che lui stesso racconta come lo stile degli inizi del suo percorso.

 

Disegni caotici e surreali che si sviluppano attorno a un concetto o a un pensiero iniziale. Il titolo dell’opera diventa una chiave di lettura, solitamente rintracciabile in un dettaglio nascosto all’interno del lavoro.

Rare e poco utilizzate nel racconto pubblico dell’artista, le opere di Viola Bianco restano però centrali e decisive nella formazione del suo linguaggio figurativo.

PROSSIMI EVENTI

OXIDUM

Solo Exhibition

Padova - Galleria Cavour
05.06.2026 – 05.07.2026

Mostra personale.
Un corpo di opere che lavora sul tempo, sulla materia, sull’ossidazione come processo vitale e irreversibile.
Il surrealismo entra come elemento di rottura con la realtà e con il tempo lineare, aprendo a visioni sospese e disallineate, dove la materia smette di obbedire alla logica dell’utilizzo funzionale e diventa immaginazione. Un’atmosfera intima e silenziosa, attraversata da rimandi al Poetic Hotel.

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